Merlo che canti nel silenzio notturno, raccogli queste ali infrante e impara a volare, per tutta la tua vita, stavi solo attendendo che questo momento arrivasse. Merlo che canti quando tace la notte, prendi questi occhi scavati e impara a vedere, per tutta la tua vita, stavi solo attendendo questo momento per diventare libero. Vola, merlo, lungo la via di una notte nera e buia. Stavi solo attendendo questo momento per sollevarti.
Con il quale misuriamo Il nostro dolore. Lo dirò di nuovo: Dio è un concetto Con il quale misuriamo Il nostro dolore.
Io non credo nella magia Non credo nell'"I-ching", Io non credo nella Bibbia, Non credo a tarocchi, Io non credo in Hitler, Io non credo in Gesù, Io non credo in Kennedy, Io non credo in Buddha, Io non credo nel Mantra, Io non credo nel Gita, Io non credo nello Yoga, Io non credo nei re, Io non credo in Elvis, Io non credo in Zimmerman, Io non credo nei Beatles,
Credo solo in me, Yoko e me, E questo è la realtà.
Il sogno è finito. Che cosa posso dire? Il sogno è finito, Ieri. Io ero il tessitore di sogni, Ma ora sono rinato. Io ero "the Walrus", Ma ora sono John. E così cari amici, Dovete soltanto andare avanti.
Il sogno è finito.
Vorrei avere la
capacità di scrivere parole così semplici e allo stesso tempo così
profonde.
Vorrei saperle abbinare ad una musica così dolce e
sognante.
Dire con soavità che ci siamo solo noi, su questa
terra spaventosa, ad affrontare la morte dell'utopia, ad assumerci la
responsabilità di rinascere.
Se Gheddafi avesse ucciso una persona a me cara e se poi l'avessi avuto davanti, in mio potere, cosa avrei fatto? Se Gheddafi per lunghi decenni avesse oppresso la mia patria, non avrei forse sognato di sopprimerlo, di porre fine alla sua crudeltà?
Domande cui non so rispondere.
Quello che so è che lo spettacolo che ho visto nei giorni scorsi, quello di un uomo inerme, terrorizzato, forse ferito a morte, non mi ha suscitato rabbia, bensì una pietà immensa, così forte da tradursi in malessere; e nausea profonda, quando all'individuo martoriato si è sostituito un freddo cadavere.
Io in quei fotogrammi confusi non sono riuscito a riconoscere il folle dittatore, ma soltanto un piccolo uomo.
Attorno a lui folle di persone fuori di sé, inebriate dalla vittoria e dalla sua agonia, bramose della sua fine.
E le folle, si sa, sono la cosa più disumana che esista. Volete la pazza verità? Quando quelle scene di violenza estrema mi balenavano sotto gli occhi, mi tornavano alla mente i tempi in cui andavo a pescare: nello sguardo vacuo e stordito di colui che era stato il più potente, riconoscevo quello del pesce ingannato, forato sul muso e obbligato alla lenta asfissia dell'aria aperta, in religiosa attesa della sentenza: essere ributtato nel lago oscuro o morire brutalmente sbattuto su una pietra. Come in Italia anni fa, con Mussolini, e come con mille altri dittatori in ogni luogo ed epoca, ha vinto la brutalità, la vendetta servita calda. Il più grande prepotente diventa il capro espiatorio, viene linciato perché con lui muoia tutto il male che ha provocato. Una cruenta palingenesi che banalizza la realtà e fa tutti buoni a fronte di un solo cattivo. Non importa che l'ordine nuovo poggi su molte figure che avevano allegramente sguazzato negli anni fiorenti del regime. Ciò che conta è che la facciata sia salva, che il malvagio muoia senza avere tempo di indicare con il dito, uno ad uno, coloro che l'hanno tradito. Una storia vecchia, dicevo. Però io non volevo parlare di storia o di politica, ma di semplice pietà. Come può un ordine nuovo di pace e di giustizia fondarsi su un assassinio, per quanto motivato esso sia? Neppure la Chiesa, mi pare, ha mostrato ufficialmente un briciolo di pietà per il tiranno ammazzato, mentre Gesù non esitò a redimere il ladrone agonizzante sulla croce: e quando fu decisa la sua morte, decise di non reagire, affermando che la violenza genera altra violenza, l'assassinio altri assassinii. Ma non sono valori solamente cristiani, quelli che cerco di esprimere, bensì valori laici, ovvero che possono coinvolgere l'intera umanità. E prima che valori, sono sentimenti; compassione significa infatti soffrire insieme alla persona che si ha dinnanzi. Essa si trasforma poi in un principio morale, la pietà. Avere compassione di un uomo, chiunque egli sia, rinunciare alla propria vendetta in nome della giustizia, scegliere d'essere superiori ad un branco di animali ... soltanto quando ciò accadrà nutrirò qualche speranza in più nella redenzione terrena dell'uomo e un ragionevole ottimismo sulle "magnifiche e progressive" sorti dei popoli.
E' già di per sé inammissibile che il direttore di una rivista risponda in modo così poco elegante alle domande di una ragazza indignata, per quanto il suo tono possa essere provocatorio o prevenuto. Ma la vera assurdità si svela solo nel momento in cui ci si prende la briga di leggere l'annuncio incriminato, all'origine dell'acceso scambio di e-mail tra la giovane Caterina e Giancarlo Politi, direttore di Flash Art. La vicenda dovrebbe essere ormai nota, visto che circola in rete da giorni, ma per un riassunto rimando all'articolo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano. In realtà, ero già a conoscenza dell'accaduto grazie alla lettura di quest'altro articolo, pubblicato sul sito di Artribune, che ha fomentato un vero putiferio nel commentario. Dopo un paio di giorni di riflessioni, non ho potuto fare a meno di intervenire, con quanto segue.
Il problema non sono tanto quei requisiti, qui sopra elencati; a mio parere il vero problema è la premessa (cito testualmente):
"Preghiamo dunque di rispondere al presente annuncio SOLO a chi possiede i requisiti richiesti e a chi può mantenersi per parecchi mesi a Milano".
Il fatto che, anche per uno stage senza retribuzione, vengano chiesti i requisiti di una persona davvero qualificata, che magari ha già avuto qualche esperienza nel settore, non mi scandalizza. Credo anzi che sia giusto. Oggi una laurea (almeno in Italia) non fa la differenza. Le università sono sovraffollate, soprattutto nelle facoltà umanistiche il livello è molto basso perché ancora non esiste il numero chiuso, quindi quei pochi che davvero si impegnano e approfondiscono rimangono sotterrati sotto il peso dei più che frequentano per mancanza di fantasia e di alternative e impiegano il doppio del tempo stabilito per ottenere il titolo. Che un corso di Lettere Moderne sia frequentato da persone che non sanno che "se" è una congiunzione o che "qual è" si scrive senza apostrofo dovrebbe dare a tutti la misura di un livello scandalosamente basso, al quale progressivamente, affinché l'università non scenda in classifica, i docenti si adattano, abbassando le pretese e alzando i voti. Finché non ci sarà una selezione all'ingresso, solo una minima parte dei laureati sarà costituita da persone davvero qualificate o meritevoli, che durante il percorso universitario avrà anche approfondito l'inglese e magari studiato una o due lingue in più; che legge molti libri, giornali o riviste al di là dello studio; che tenta qualche esperienza lavorativa - non retribuita - per farsi un po' di esperienza con la gavetta, invece che con l'esibizione della scollatura. Ma detto tutto questo, mi chiedo: è giusto che tra questi fondamentali requisiti per accedere a un colloquio ci sia anche quello di essere benestanti e di potersi quindi permettere di vivere "per un po' di tempo" nella carissima Milano? Torniamo ai tempi in cui solo i figli dei ricchi potevano sperare di costruirsi una carriera e gli altri dovevano seguire le orme dei genitori per poter mangiare? A me non spaventa che ci siano persone maleducate come Giancarlo Politi (perché al di là delle sue ragione o di quelle di Caterina, è stato profondamente maleducato nelle sue risposte). E' un arrogante e la sua arroganza deriva fondamentalmente dalla sua posizione, direi praticamente inattaccabile. Da persone così saremo sempre circondati, purtroppo. Mi spaventa che si stia a riflettere su quanto convenga ad Artribune prendere le difese di Flash Art, che persone deluse da passate esperienze sfoghino fuori luogo il proprio rancore, che si stia a disquisire sull'uso più o meno improprio di un paragone con una mignotta d'alto borgo...e non sulla follia di una società che favorisce sempre il più abbiente e non riconosce mai il vero merito. Il merito non verrà mai premiato o aiutato, in questo paese. Prendiamo, per esempio, un figlio di operai, che hanno fatto tanti sacrifici per potergli permettere di studiare, che magari è laureato con 110 e lode e senza aiuti, perché i suoi genitori non hanno contatti, né tanto meno soldi da buttare, che magari da un paio d'anni scrive su riviste gratuitamente, ha un paio di diplomi di lingua e sa usare il Mac. Ecco, non potrà accedere al colloquio perché...la sua intelligenza e i soldi spesi per farlo studiare non sono sufficienti per garantirgli un futuro di successo? Probabilmente sarà un figlio di papà, meno preparato e meno intelligente, a prendersi quel posto. Perché a fare la differenza è il conto in banca. E allora sì, se si ha bisogno di lavorare, pur con una laurea in mano, si deve optare per il Mc Donald. Questo è preoccupante. Ed è un problema che non riguarda solo Flash Art.
Mentre la gente passeggiava annoiata o ubriaca (in fondo era lo stesso), mentre i contadini dormivano "il sonno dei giusti", quell'uomo solitario non smetteva di perdere il suo sguardo nel cielo. Non serviva altro, quella notte.