Spesso, per ritornare alla mia casa prendo un’oscura via di città vecchia. Giallo in qualche pozzanghera si specchia qualche fanale, e affollata è la strada. Qui tra la gente che viene e che va dall’osteria alla casa o al lupanare, dove son merci ed uomini il detrito di un gran porto di mare, io ritrovo, passando, l’infinito nell’umiltà. Qui prostituta e marinaio, il vecchio che bestemmia, la femmina che bega, il dragone che siede alla bottega del friggitore, la tumultuante giovane impazzita d’amore, sono tutte creature della vita e del dolore; s’agita in esse, come in me, il Signore. Qui degli umili sento in compagnia il mio pensiero farsi più puro dove più turpe è la via.
Umberto Saba
Città vecchia
Fabrizio De André
Da Agostino in poi, a molti è piaciuto credere che sulla terra esistano e combattano tra loro due città, ovvero la Città di Dio (Civitas Dei) e quella terrena (Civitas Diaboli). La prima è ovviamente destinata alla gloria eterna, la seconda ad un'infinita dannazione.
Due poeti, però, si sono presi la briga di perdersi nei meandri oscuri della "vecchia" Città del Diavolo. E sono usciti con una nuova verità. Esiste una sola città e il Paradiso, quello vero, dimora nel cuore dell'Inferno.
Se Gheddafi avesse ucciso una persona a me cara e se poi l'avessi avuto davanti, in mio potere, cosa avrei fatto? Se Gheddafi per lunghi decenni avesse oppresso la mia patria, non avrei forse sognato di sopprimerlo, di porre fine alla sua crudeltà?
Domande cui non so rispondere.
Quello che so è che lo spettacolo che ho visto nei giorni scorsi, quello di un uomo inerme, terrorizzato, forse ferito a morte, non mi ha suscitato rabbia, bensì una pietà immensa, così forte da tradursi in malessere; e nausea profonda, quando all'individuo martoriato si è sostituito un freddo cadavere.
Io in quei fotogrammi confusi non sono riuscito a riconoscere il folle dittatore, ma soltanto un piccolo uomo.
Attorno a lui folle di persone fuori di sé, inebriate dalla vittoria e dalla sua agonia, bramose della sua fine.
E le folle, si sa, sono la cosa più disumana che esista. Volete la pazza verità? Quando quelle scene di violenza estrema mi balenavano sotto gli occhi, mi tornavano alla mente i tempi in cui andavo a pescare: nello sguardo vacuo e stordito di colui che era stato il più potente, riconoscevo quello del pesce ingannato, forato sul muso e obbligato alla lenta asfissia dell'aria aperta, in religiosa attesa della sentenza: essere ributtato nel lago oscuro o morire brutalmente sbattuto su una pietra. Come in Italia anni fa, con Mussolini, e come con mille altri dittatori in ogni luogo ed epoca, ha vinto la brutalità, la vendetta servita calda. Il più grande prepotente diventa il capro espiatorio, viene linciato perché con lui muoia tutto il male che ha provocato. Una cruenta palingenesi che banalizza la realtà e fa tutti buoni a fronte di un solo cattivo. Non importa che l'ordine nuovo poggi su molte figure che avevano allegramente sguazzato negli anni fiorenti del regime. Ciò che conta è che la facciata sia salva, che il malvagio muoia senza avere tempo di indicare con il dito, uno ad uno, coloro che l'hanno tradito. Una storia vecchia, dicevo. Però io non volevo parlare di storia o di politica, ma di semplice pietà. Come può un ordine nuovo di pace e di giustizia fondarsi su un assassinio, per quanto motivato esso sia? Neppure la Chiesa, mi pare, ha mostrato ufficialmente un briciolo di pietà per il tiranno ammazzato, mentre Gesù non esitò a redimere il ladrone agonizzante sulla croce: e quando fu decisa la sua morte, decise di non reagire, affermando che la violenza genera altra violenza, l'assassinio altri assassinii. Ma non sono valori solamente cristiani, quelli che cerco di esprimere, bensì valori laici, ovvero che possono coinvolgere l'intera umanità. E prima che valori, sono sentimenti; compassione significa infatti soffrire insieme alla persona che si ha dinnanzi. Essa si trasforma poi in un principio morale, la pietà. Avere compassione di un uomo, chiunque egli sia, rinunciare alla propria vendetta in nome della giustizia, scegliere d'essere superiori ad un branco di animali ... soltanto quando ciò accadrà nutrirò qualche speranza in più nella redenzione terrena dell'uomo e un ragionevole ottimismo sulle "magnifiche e progressive" sorti dei popoli.
Alta sui naufragi dai belvedere delle torri, china e distante sugli elementi del disastro, dalle cose che accadono al di sopra delle parole celebrative del nulla, lungo un facile vento di sazietà, di impunità. Sullo scandalo metallico di armi in uso e in disuso, a guidare la colonna di dolore e di fumo che lascia le infinite battaglie al calar della sera la maggioranza sta, la maggioranza sta. Recitando un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure, di inesauribili astuzie, coltivando tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie la maggioranza sta. Come una malattia, come una sfortuna, come un’anestesia, come un abitudine.
Fabrizio De Andrè Smisurata Preghiera
Credere nel proprio pensiero, credere che ciò che è vero per voi, personalmente per voi, sia anche vero per tutti gli uomini, ecco, è questo il genio. Date voce alla convinzione latente in voi, ed essa prenderà significato universale.
Ma le illusioni non vanno via,
nuotano nella mia scia;
camminare non basta più,
senza una speranza un'idea.
Navigare, navigare dove arriverò?
A quante offerte d'occasione
non rinuncerò, mai.
Navigare, navigare e poi mi fermerò
ad ascoltare un piccolo cuore
che non capirò, e continueró.
Nel futuro qualunque sia,
non c'è niente da perdere:
meglio un sogno da vivere,
meglio una speranza, un'idea.
(da Navigare, di Fabrizio De Andrè, R. Gianko, G. Manfredi)