
"Per dirla in breve tutto ha forma, e ogni forma ha
significato. Cultura è la capacità di riconoscere questa qualità. Se siete
d’accordo con me sul fatto che la religione praticata solo la domenica non sia
affatto religione, allora condividerete anche che godere l’arte solo nei musei,
o usarla come fonte di svago o ricreazione nei momenti di disimpegno non
dimostra alcuna comprensione dell’arte.
Se l’arte è un aspetto essenziale della cultura e della vita, allora non
dobbiamo più far sì che i nostri allievi diventino storici dell’arte o
imitatori del passato ma, piuttosto, dobbiamo educarli alla visione dell’arte,
all’operare artistico e, ancor più, al vivere artistico. Poiché la visione e il
vivere artistici sono un vedere e un vivere più profondi – e la scuola deve
essere vita – dal momento che sappiamo che la cultura è ben più della
conoscenza, a scuola abbiamo il dovere di porre tutte le arti, relegate finora
in un ruolo decorativo, al centro dell’educazione, come stiamo cercando di fare
al Black Mountain College.
Per mettere a fuoco questo obiettivo, dobbiamo promuovere nella scuola una
connessione più stretta, o meglio una compenetrazione, di tutte le discipline
artistiche e degli intenti artistici della vita scolastica, e ciò dimostrerà
che i problemi sono in gran parte gli stessi in ogni settore delle arti.
Impareremo dall’analogia dei problemi comuni – ad esempio, problemi di
equilibrio e proporzioni – che si tratta di questioni che riguardano anche la
nostra vita quotidiana.
Mentre si supera il separatismo accademico, a scuola dobbiamo mettere in
relazione quanto più è possibile scienza e arte. Non è forse vero, ad esempio,
che alcuni periodi storici sono meglio identificati dalla loro architettura o
dalla loro iconografia, piuttosto che dai loro conquistatori e dalle loro
guerre? E che alcuni costumi ci dicono, spesso, molto di più di tante regine?
In generale, la storia dovrebbe considerare la vita più importante della morte
e la cultura come una cosa più seria della politica.
[...]
Il nostro obiettivo è lo sviluppo complessivo di un giovane dallo sguardo e
dalla mente aperti, che indaghi a fondo i crescenti problemi spirituali del
nostro tempo, che non sia refrattario all’ambiente in cui vive e che guardi
avanti con la consapevolezza che interessi e bisogni cambiano. Un giovane che
abbia sufficiente spirito critico da riconoscere che le cosiddette ‘buone
vecchie forme’ talvolta possono essere troppo utilizzate e alcune opere che per
i nostri genitori sono capolavori a noi non hanno nulla da dire; un giovane che
abbia rispetto per la serietà del lavoro e delle opere, anche se inizialmente
potranno sembrargli nuove e strane e che sia capace di sospendere il giudizio
fino a quando non abbia le idee sufficientemente chiare per giudicare,
consapevole che la propria esperienza, i frutti della sua ricerca e un giudizio
indipendente valgono molto di più della riproposizione della conoscenza
contenuta nei libri.
Sappiamo che da brevi studi scolastici non possono formarsi critici d’arte
competenti. Pertanto, al Black Mountain siamo soddisfatti quando un nostro
allievo, ad esempio, riconosce una connessione fra un’immagine moderna e la
musica di Bach, o una relazione fra pattern tessili e la musica; o, ancora, se
è in grado di distinguere fra la forma-carattere di una brocca di porcellana e
quella di una brocca di vetro o di alluminio; o di riconoscere la differenza
fra una pubblicità del 1925 e una del 1935; o quando scopre che nell’arte
possiamo ancora fare esperienza della rivelazione e della meraviglia.
Vogliamo un allievo che non veda l’arte né come un salone di bellezza né come
imitazione della natura, che la veda come qualcosa di più di un ornamento o di
un intrattenimento, che la senta come una documentazione spirituale della vita
e capisca che la vera arte è vita essenziale e la vita essenziale è arte."
Josef Albers, ottobre 1935
da un articolo pubblicato su "Progressive Education"