...perché le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare.

lunedì 3 ottobre 2011

Vicino a te.




Ricordi via Roma,
 la luna rideva,
lì ti ho scelto e voluto per me.
Mi guardavi e parlavi
  dei volti tuoi strani,
 degli occhi cui hai tolto l'età.  
E ora si scioglie la sera
 nei pernod, nei caffè,
 nei ricordi che abbiamo di noi ... 





Vinicio Capossela, Modì

To kill a mockingbird.

Mi chiedo perché, traducendo, spesso sia necessario cambiare il titolo di un libro. Parlo di "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee. Non che il titolo in italiano non abbia senso, solo ha un senso diverso rispetto a quello originale. To kill a mockingbird significa, più o meno, uccidere un merlo, o un usignolo. E fa riferimento a un aspetto preciso della storia. Il buio oltre la siepe è una metafora per indicare un altro aspetto della storia. Tutti e due sono importanti, finemente intrecciati l'uno all'altro. 
E' incredibile poi come alcuni adulti non dimentichino mai di essere stati bambini. Ecco, questa storia è narrata attraverso i ricordi di una bambina, con la voce, l'ingenuità e l'intelligenza di una bambina. Pura poesia, quasi leggerezza, per affrontare un tema difficile e che purtroppo non smette mai di essere attuale, per quanto lo camuffiamo con altri nomi o ideologie. E' vero, proprio per questo è uno dei libri nella top ten di Barack Obama e quando lo comprate in libreria c'è una bella fascetta rossa a ricordarvelo: tipica mossa pubblicitaria che a me generalmente fa scappare la poesia, come si suol dire. Invece è bellissimo, per davvero.
Mi piace inserire citazioni, di solito, quando consiglio la lettura di un libro. In questo caso non lo farò.
Dirò solo: chi ha atteso tanto tempo, come me, per leggerlo, lo faccia al più presto.

giovedì 29 settembre 2011

La vera arte è vita essenziale e la vita essenziale è arte.


"Per dirla in breve tutto ha forma, e ogni forma ha significato. Cultura è la capacità di riconoscere questa qualità. Se siete d’accordo con me sul fatto che la religione praticata solo la domenica non sia affatto religione, allora condividerete anche che godere l’arte solo nei musei, o usarla come fonte di svago o ricreazione nei momenti di disimpegno non dimostra alcuna comprensione dell’arte.
Se l’arte è un aspetto essenziale della cultura e della vita, allora non dobbiamo più far sì che i nostri allievi diventino storici dell’arte o imitatori del passato ma, piuttosto, dobbiamo educarli alla visione dell’arte, all’operare artistico e, ancor più, al vivere artistico. Poiché la visione e il vivere artistici sono un vedere e un vivere più profondi – e la scuola deve essere vita – dal momento che sappiamo che la cultura è ben più della conoscenza, a scuola abbiamo il dovere di porre tutte le arti, relegate finora in un ruolo decorativo, al centro dell’educazione, come stiamo cercando di fare al Black Mountain College.
Per mettere a fuoco questo obiettivo, dobbiamo promuovere nella scuola una connessione più stretta, o meglio una compenetrazione, di tutte le discipline artistiche e degli intenti artistici della vita scolastica, e ciò dimostrerà che i problemi sono in gran parte gli stessi in ogni settore delle arti.
Impareremo dall’analogia dei problemi comuni – ad esempio, problemi di equilibrio e proporzioni – che si tratta di questioni che riguardano anche la nostra vita quotidiana.
Mentre si supera il separatismo accademico, a scuola dobbiamo mettere in relazione quanto più è possibile scienza e arte. Non è forse vero, ad esempio, che alcuni periodi storici sono meglio identificati dalla loro architettura o dalla loro iconografia, piuttosto che dai loro conquistatori e dalle loro guerre? E che alcuni costumi ci dicono, spesso, molto di più di tante regine? In generale, la storia dovrebbe considerare la vita più importante della morte e la cultura come una cosa più seria della politica.
[...]
Il nostro obiettivo è lo sviluppo complessivo di un giovane dallo sguardo e dalla mente aperti, che indaghi a fondo i crescenti problemi spirituali del nostro tempo, che non sia refrattario all’ambiente in cui vive e che guardi avanti con la consapevolezza che interessi e bisogni cambiano. Un giovane che abbia sufficiente spirito critico da riconoscere che le cosiddette ‘buone vecchie forme’ talvolta possono essere troppo utilizzate e alcune opere che per i nostri genitori sono capolavori a noi non hanno nulla da dire; un giovane che abbia rispetto per la serietà del lavoro e delle opere, anche se inizialmente potranno sembrargli nuove e strane e che sia capace di sospendere il giudizio fino a quando non abbia le idee sufficientemente chiare per giudicare, consapevole che la propria esperienza, i frutti della sua ricerca e un giudizio indipendente valgono molto di più della riproposizione della conoscenza contenuta nei libri.
Sappiamo che da brevi studi scolastici non possono formarsi critici d’arte competenti. Pertanto, al Black Mountain siamo soddisfatti quando un nostro allievo, ad esempio, riconosce una connessione fra un’immagine moderna e la musica di Bach, o una relazione fra pattern tessili e la musica; o, ancora, se è in grado di distinguere fra la forma-carattere di una brocca di porcellana e quella di una brocca di vetro o di alluminio; o di riconoscere la differenza fra una pubblicità del 1925 e una del 1935; o quando scopre che nell’arte possiamo ancora fare esperienza della rivelazione e della meraviglia.
Vogliamo un allievo che non veda l’arte né come un salone di bellezza né come imitazione della natura, che la veda come qualcosa di più di un ornamento o di un intrattenimento, che la senta come una documentazione spirituale della vita e capisca che la vera arte è vita essenziale e la vita essenziale è arte
."

Josef Albers, ottobre 1935
da un articolo pubblicato su "Progressive Education"

venerdì 23 settembre 2011

Abituarsi all'orrore.

Come in un lampo, la lunga, coatta permanenza nella piccola stazione gli fece comprendere i meccanismi dell'uniformazione e del rincoglionimento generale. Annunci pubblicitari iterati e iterati, fino alla nausea dell'infinito, brandelli ossessivi di canzoni, voci disumane snocciolanti il loro credo: "Compra!".
L'aria era satura di decadenza, densa d'assenza di pensiero. L'eco di quelle pubblicità era irresistibile: scendeva nelle profondità dell'anima, imprimeva il suo eterno sigillo sui suoi neuroni innocenti.
Prima non era così. Poi dal nulla queste voci, e nessuno a lamentarsi. In effetti nessuno pareva averle notate e così erano divenute il "normale" sottofondo della piccola stazione.
Tanto radicato da non badarci più, esattamente come la pubblicità tra le pause dei film, che fissiamo a bocca spalancata senza ragione, per forza d'inerzia. 

Per forza d'inerzia il brutto e la volgarità stanno sempre più invadendo i nostri spazi vitali, i luoghi comuni che ospitano il nostro passare. Colpa, per dirla con gli antichi commediografi Greci, della "disaffezione dei più al bello".





mercoledì 31 agosto 2011

Ciao.


Quando la luna perde la lana
e il passero la strada
quando ogni angelo è alla catena
ed ogni cane abbaia
prendi la tua tristezza in mano
e soffiala nel fiume
vesti di foglie il tuo dolore
e coprilo di piume.

(Canto del servo pastore, F. De Andrè)

giovedì 25 agosto 2011

Era il 1996...

Estratti dal mio diario segreto, II B, 1996.


23/06/1996
Oggi è il mio compleanno e ho ricevuto molti regali e fra questi quello che mi è piaciuto di più è stato un libro di situazioni intitolato "Il castello del brivido".
Ho invitato molti miei amici e insieme abbiamo festeggiato un bellissimo compleanno.



25/06/1996
Oggi ho visto un bellissimo arcobaleno, sono corsa a telefonare alla nonna per dirle di guardare alla finestra, perché c'era l'arcobaleno. Ma chissà...se gli gnomi avevano pronta la pentola?


28/06/1996
Oggi sono andata per la prima volta in aereo. Il signore che lo pilotava si chiamava Angelo. Il giro è stato piuttosto lungo. Alla fine del giro il pilota ci ha offerto da bere.


30/06/1996
Oggi i miei nonni mi hanno portata a Milano. Ho visitato due chiese e ho passeggiato sopra il Naviglio. Ho mangiato e dopo sono andata al Duomo.


20/07/1996
Oggi ho festeggiato il compleanno di una mia amica. Si chiama Beatrice. Compie sette anni ed è la mia migliore amica. Abbiamo mangiato la pizza e la torta insieme.


2/08/1996
Oggi i miei nonni partono per l'America. Io sono tornata da pochi giorni e i nonni partono, però qualche volta ci telefoneranno.


5/08/1996
Oggi mi sono sentita male. Ho mal di testa e ho vomitato due volte. Domani curerò quello che mangerò.


10/08/1996
Stasera dovevo andare con il papà a vedere le stelle cadenti. Purtroppo ha fatto brutto tempo e non sono andata, però ho rimandato a un giorno della settimana.


19/08/1996
Oggi sono andata al mercato con la mia mamma e la nonna bis. Dopo aver girato per il mercato ho comprato il Topolino e sono andata a casa e ho trovato mia cugina.
Nel pomeriggio è venuta Ilaria a giocare a casa mia per tre ore. Quando è andata via sono andata dai miei zii a mangiare il pesce insieme a mio fratello.



22/08/1996
Oggi è venuta ancora a trovarmi e a giocare con me Ilaria. Ci siamo divertite un mondo. Il tempo è volato e lei è tornata a casa sua.


28/08/1996
Stasera mia zia mi ha portata al cinema a vedere Balto. Balto è basato su una storia vera. Questo simpatico personaggio insieme ai suoi amici deve portare a destinazione delle medicine in paese per salvare i bambini. Ma il capo del gruppo dei cani da slitta non lo vuole con lui. Ce la farà?

lunedì 22 agosto 2011

Mr Verdoux nel terzo millennio.


Inizialmente ti appresti a vedere un film così "antico" con quella superficialità bonaria che riservi per i momenti in cui giochi con i bambini. La tua prima preoccupazione è che l'ingenua lentezza di un'età troppo distante non ti annoi eccessivamente. Poi una rivelazione. O meglio, una riscoperta. La consunzione del tempo non riguarda le creazioni del genio: chiunque ne abbia il desiderio le può godere, in qualsiasi epoca.
E come un idiota supponente ti trovi a rimpiangere di non avere mai avuto prima la curiosità di accostarti a Charlie Chaplin. Pazienza. Quello che mi premeva scrivere è un mero invito a vedere (o rivedere) un autentico capolavoro, Monsieur Verdoux, film del 1947. Crisi economica, incertezza del futuro, futilità borghese, spirito di sacrificio, amore, condanna della guerra e dell'invisibile violenza che permea e sostanzia la società. Mr Verdoux è tutto questo, ma soprattutto una storia tragicomica che diverte, fa riflettere e non ha momenti di stanca, bensì di lirismo e di sublime. Nessuno creda di trovare delle risposte, però. Si trovano solo delle questioni così ben poste che ancor oggi non saprei rinvenire una replica adeguata. Ma non è questo, insieme alla bellezza, lo scopo ultimo dell'arte?